Referendum moschea: Forza Italia interpreta a suo uso e consumo la Costituzione

Anche a Sesto, come altrove e come a livello nazionale, preoccupata soprattutto di ritrovarsi condannata all’inconsistenza, Forza Italia sceglie la subalternità politica alla Lega. Lo fa nel modo peggiore, evocando la paura sulla costruzione di una moschea e di un centro interreligioso che è frutto di un accordo tra istituzioni laiche e non. Un percorso di cui i Sestesi sono orgogliosi perché tra i pochi nel suo genere in Europa. Per evitare di porre la vera domanda, ovvero se vogliamo che tutti i cittadini godano dei medesimi diritti, la consigliera Tauriello avanza un quesito vago che travisa l’articolo 8 della Costituzione e ignora tutti gli altri 137. La verità è che la destra ha paura dell’apertura, ha paura della democrazia, ha paura del pluralismo, ha paura dell’incontro fra religioni al punto di rinnegare la stessa religione, il cattolicesimo, di cui si erge a baluardo secondo necessità elettorale. C’è una minoranza religiosa che non può essere tollerata, proprio come accadeva in altre epoche anche in questo paese. È questo il retropensiero di chi oggi avanza la proposta di referendum, guardando a chi, ad esempio in Parlamento, non si alza davanti a Liliana Segre, balbetta sui diritti, fa scena muta davanti alla Storia. Siamo convinti che il comitato tecnico bloccherà il quesito, palesemente in contrasto con la nostra Costituzione. Ma siamo anche preoccupati nel vedere che ormai la destra ‘moderata’ o quantomeno ‘costituzionale’ è sparita anche a Sesto, rimpiazzata nelle pratiche e nelle idee dal populismo che strizza l’occhio all’estremismo di cui è campione qualche ex ministro dell’interno e che Sesto, città libera, democratica e antifascista, ha rifiutato e sempre rifiuterà.

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